Ho letto una parte dell’autobiografia del povero Stefano Zweig, nella quale egli si è descritto qual era e quale io l’ho conosciuto: un uomo buono, un europeo, pacifista e tollerante, non per elevamento politico, ma per mancanza di passione politica, tutto dato al lavoro suo di artista e di biografo, che non era già di storico ma di psicologo e aneddotico e moralistico, e gli procurava fama e ricchezze, il quale rimase desolato dal vedere inabissarsi il mondo in cui così lavorava e godeva: la sua autobiografia è come la premessa del suicidio a cui si determinò.

Non poteva (lasciò scritto), a sessantuno anni, cominciare una nuova vita. Ma se mai avesse posseduto un ideale operoso, un ideale che è infinito come ogni ideale, non sarebbe venuto al punto di dover ricominciare la vita, perché l’avrebbe semplicemente continuata.

Benedetto Croce, Taccuini di guerra

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