Non esiste nulla al mondo che possa competere. Niente in grado di raggiungere la stessa velocità di profitto. Nulla che possa garantire la stessa distribuzione immediata, lo stesso approvvigionamento continuo.

Nessun prodotto, nessuna idea, nessuna merce che possa avere un mercato in crescita esponenziale da oltre vent’anni, talmente vasto da permettere di accogliere senza limite nuovi investitori e agenti del commercio e della distribuzione. Niente di così desiderato e desiderabile. Nulla sulla crosta terrestre ha permesso un tale equilibrio tra domanda e offerta. La prima è in crescita perenne, la seconda in costante lievitazione: trasversale a generazioni, classi sociali, culture. Con multiformi richieste e sempre diverse esigenze di qualità e di gusto.

È la cocaina il vero miracolo del capitalismo contemporaneo, in grado di superarne qualsiasi contraddizione. I rapaci la chiamano petrolio bianco. I rapaci, ovvero i gruppi mafiosi nigeriani di Lagos e Benin City divenuti interlocutori fondamentali per il traffico di coca in Europa e in America, al punto tale che negli Usa sono presenti con una rete criminale paragonabile soltanto, come racconta la rivista “Foreign Policy”, a quella italoamericana.

Se si decidesse di parlare per immagini, la coca apparirebbe come il mantice di ogni costruzione, il vero sangue dei flussi commerciali, la linfa vitale dell’economia, la polvere leggendaria posata sulle ali di farfalla di qualsiasi grande operazione finanziaria. L’Italia è il Paese dove i grandi interessi del traffico di cocaina si organizzano e si consolidano in macrostrutture che ne fanno uno snodo centrale per lo scambio internazionale e per la gestione dei capitali d’investimento.

L’azienda-coca è senza dubbio alcuno il business più redditizio d’Italia. La prima impresa italiana, l’azienda con maggiori rapporti internazionali. Può contare su un aumento del venti per cento annuo di consumatori, incrementi impensabili per qualsiasi altro prodotto. Solo con la coca i clan fatturano sessanta volte la Fiat e cento volte Benetton. Calabria e Campania forniscono i più grandi mediatori mondiali nel traffico di coca, in Campania sono avvenuti i maggiori sequestri d’Europa degli ultimi anni (una tonnellata solo nel 2006) e sommando le informative dell’Antimafia calabrese e napoletana in materia di narcotraffico, si arriva a calcolare che ‘ndrangheta e camorra trattano circa seicento tonnellate di coca l’anno.

Roberto Saviano, La bellezza e l’inferno

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