L’avventura non può manifestarsi là dove nell’uomo scadono l’ingegno, l’immaginazione, la responsabilità; là dove si demoliscono, o almeno si banalizzano, fattori naturali come l’ignoto e la sorpresa.

E ancora non può sussistere avventura là dove vengono alterate, persino distrutte, peculiarità come l’incertezza, la precarietà, il coraggio, l’esaltazione, la solitudine, l’isolamento, il senso della ricerca e della scoperta, la sensazione dell’impossibile, il gusto dell’improvvisazione, del mettersi alla prova con i soli propri mezzi. Tutte cose che oggi sono ormai represse o addirittura cancellate nel quotidiano. L’avventura è un impegno che coinvolge tutto l’essere e sa cavar fuori dal profondo ciò che di meglio e di umano è rimasto in noi. Là dov’è il “mazzo” non è stato truccato per vincere a ogni costo, esistono ancora il gioco, la sorpresa, la fantasia, l’entusiasmo della riuscita e il dubbio della sconfitta. Dunque l’avventura.

Walter Bonatti, Montagne di una vita

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